Museo Archeologico di Artimino “Francesco Nicosia”

a cura della Dott.sa Maria Chiara Bettini


Piazza San Carlo, 3, Artimino, Carmignano (PO)
tel. (+39) 055 8718124
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Il Museo Archeologico di Artimino vuole illustrare la storia dell’omonima città etrusca attraverso i reperti restituiti dalle ricerche condotte principalmente dagli anni Sessanta ad oggi dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana.
Quest’area, infatti, fin dal periodo “orientalizzante” della civiltà etrusca (VII sec. a. C.) ha conosciuto uno straordinario sviluppo economico e culturale grazie alla disponibilità di terre fertili, ma soprattutto in virtù di una collocazione geografica strategica, in corrispondenza della confluenza dell’Ombrone Pistoiese e del Bisenzio in Arno, a controllo di percorsi commerciali che collegavano l’Etruria propria con l’Etruria Padana e con le regioni più settentrionali della Penisola italica.
Il Museo è distribuito su due livelli: il piano superiore è dedicato al popolamento del territorio - “il mondo dei vivi” - e presenta i reperti provenienti dal sito fortificato di Pietramarina e dalle diverse aree insediative individuate sul colle di Artimino; in questa sezione sono esposti i contenitori per derrate alimentari, il vasellame ceramico utilizzato nella sfera domestica, gli strumenti per la filatura e la tessitura e alcuni elementi architettonici che decoravano gli edifici di culto.
Il piano inferiore è riservato alle necropoli - “il mondo dei morti” - con i corredi funerari di altissimo pregio restituiti dalle sepolture di Artimino, Prato Rosello (ricostruita anche la tomba a ‘pozzo’ di un giovane che le armi da offesa e il paracuore qualificano come guerriero), Grumolo,  Grumaggio, e da quelle di Comeana, con i tumuli dei Boschetti e di Montefortini.


All’interno di queste due sezioni l’esposizione museale è organizzata seguendo un criterio topografico e cronologico.
Oltre al corredo della Tomba del Guerriero, tra i reperti esposti di età orientalizzante della necropoli di Prato Rosello si segnalano le urne cinerarie a cassetta decorate a rilievo dei tumuli H e B, il raffinato incensiere di bucchero con iscrizione etrusca e i numerosi porta-profumi dal tumulo C; il cippo clipeato di arenaria e le ceramiche rivestite da vernice stagnifera; inoltre, sempre da Artimino, cippi e stele di tipo fiesolano di età arcaica (tra i migliori della serie quello con l’immagine di un guerriero),  il corredo della Tomba di Grumaggio con un grande cratere a figure rosse e vasellame di bronzo per la preparazione del vino per il banchetto solenne, della seconda metà del IV secolo a.C.
Un grande interesse rivestono i reperti provenienti dalle tombe orientalizzanti di Comeana, e prima di tutto quelli dalla tholos di Montefortini, con una serie numerosa di oggetti d’avorio per la toilette e l’arredo comprendente pettini, pissidi, pendenti, placchette decorate ad incisione e a bassorilievo riconducibili al rivestimento di scatole, di un cofano o di un altro mobile, e innumerevoli elementi decorativi scolpiti a tuttotondo riproducenti guerrieri, offerenti, animali reali e fantastici, elementi floreali. La stessa tomba a tholos ha restituito anche una eccezionale coppa di vetro azzurro che può essere annoverata tra i più rari e pregiati reperti di vetro di età orientalizzante rinvenuti in Etruria e due incensieri di bucchero decorati a traforo, due oggetti unici che, al pari dell’esemplare di Prato Rosello, non hanno raffronti in Etruria.
I monumenti che hanno restituito questi reperti all’interno del Museo sono ampiamente illustrati con video, rilievi e fotografie, ma una visita è altamente consigliata. In particolare, anche il turista più frettoloso, non può mancare di recarsi al tumulo di Montefortini a Comeana (aperto dal lunedì al sabato dalle 8.30 alle 14.00).  
Il Museo, istituito nel 1981 e aperto nel 1983 grazie alla sinergia tra il Comune di Carmignano e la Soprintendenza, ha trovato la sua prima collocazione nei sotterranei della Villa Medicea “La Ferdinanda”, ma dal 26 marzo 2011 è stato trasferito nel Borgo di Artimino e dedicato a Francesco Nicosia, l’archeologo che per lungo tempo ha rivestito il ruolo di Soprintendente in Toscana e che per le sue attività di ricerca, studio e valorizzazione del territorio artiminese, deve essere considerato il “padre” dell’archeologia carmignanese.

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